Come gli strumenti della politica vinicola dell’Ue potranno impattare sul settore, in particolare sui vini d’origine. L’obiettivo della sostenibilità e il quadro delle esportazioni nell’intervento di Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc

Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc

I vini a indicazione geografica europei hanno fatto registrare le migliori performance negli ultimi anni, ma non va abbassata la guardia sul fronte della tutela e della competitività. «La Federdoc e l’omologa francese Cnaoc dal 2003 hanno costituito Efow-Federazione europea dei vini di origine, con l’obiettivo comune di tutelare i vini a indicazione geografica e rappresentare le loro esigenze presso le istituzioni europee. In tutti questi anni, abbiamo continuato a lavorare insieme anche con le organizzazioni spagnole, portoghesi e ungheresi che pian piano si sono aggiunte», dichiara Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc (Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine). Lo scorso novembre, a Bruxelles, si è tenuta la prima assemblea generale congiunta «proprio per confermare il nostro impegno a lavorare in sinergia e avviare un confronto costruttivo sui principali dossier del vino attualmente in discussione, cercando soluzioni comuni da rappresentare alla Commissione europea». Diversi gli argomenti affrontati, come ricordato da Riccardo Ricci Curbastro: dal regolamento Omnibus e la sua futura applicazione, presentato dagli onorevoli Paolo De Castro, Herbert Dorfmann e Michelin Dantin, al sistema di autorizzazione per gli impianti dei vigneti, attualmente applicato in Italia e in Francia, fino a toccare un tema di grande attualità come la sostenibilità. Toccato anche il tema dell’etichettatura nutrizionale, «un argomento che obbliga il settore a riflessioni approfondite per individuare soluzioni che consentano di informare il consumatore, ma che siano al tempo stesso compatibili con la specificità del settore. Continueremo a lavorare in squadra per portare a casa un risultato soddisfacente e garantista per tutti i soggetti coinvolti».

Quali saranno le principali novità legate all’approvazione delle misure contenute nel pacchetto Omnibus?
«La revisione medio tempore della Pac ha sicuramente introdotto molte novità rilevanti per i produttori europei che potranno usufruire di un’incisiva sburocratizzazione. Pensiamo, ad esempio, alle modifiche introdotte per la gestione della crisi che consentono agli agricoltori di avere una contribuzione pubblica superiore a fronte di una percentuale inferiore di perdita riconosciuta; ai pagamenti a favore dei giovani agricoltori, svincolati da limiti di superficie posseduta, fino ad arrivare alle misure di sostegno al mercato e al rafforzamento del ruolo delle organizzazioni produttive e inter-professionali. Apprezziamo che di queste ultime sia stato riconosciuto il ruolo di intermediazione tra i vari soggetti della filiera e di promozione di politiche atte a garantire la trasparenza del mercato e il suo equilibrio. Al momento attendiamo di comprendere al meglio come i nuovi strumenti potranno essere concretamente applicati nella realtà del nostro Stato membro e come lavorare per massimizzarne l’efficacia positiva».

A proposito di sostenibilità, l’impegno di Federdoc è orientato nel 2018 a portare a compimento la certificazione Equalitas. In che cosa consiste esattamente e quale valore aggiunto porterà alle denominazioni?
«Federdoc, nello svolgimento della sua attività di tutela e valorizzazione delle Do, ritiene strategico il raggiungimento di nuove frontiere di certificazione che tengano conto dell’attenzione rivolta dal settore al tema della sostenibilità sotto le sue molteplici forme. I consumatori sono orientati sempre più verso prodotti di qualità certificati come sostenibili, le aziende hanno la necessità di uno strumento che sintetizzi e comunichi con immediatezza l’impegno rivolto in questa direzione. “Equalitas” è una società che ha come “mission” la creazione di un protocollo di attestazione di sostenibilità sia ambientale, che sociale ed economica arrivando a implementare un sistema efficace di certificazione delle aziende, dei territori e dei prodotti. Ci auguriamo che questo standard consenta alle imprese di avvicinarsi sempre di più alle esigenze del consumatore con un modo di agire ancor più responsabile. I nostri vini a denominazioni di origine uniranno all’eccellenza qualitativa, la garanzia di pratiche meno impattanti che consentiranno la preservazione della biodiversità dei nostri territori».

E sul piano della tutela?
«Anche su questo terreno i consorzi sono fondamentali, sostenendo ogni anno circa 1,2 milioni di euro tra costi di registrazioni marchi, attività di monitoraggio e cause legali intraprese a seguito di gravi violazioni alle denominazioni compiute in tutto il mondo. Il nostro patrimonio enologico viene salvaguardato in modo incisivo dall’attività consortile anche in mancanza di fondi pubblici che tardano a essere stanziati per la tutela di un bene collettivo, quale l’insieme delle denominazioni di origine italiane».

Nei mesi scorsi sì è conclusa positivamente la battaglia legata al dumping cinese sui vini europei. Quanto pesa il lieto fine di questa vicenda sulle prospettive dell’export enologico continentale e dei Doc italiani in testa?
«Indubbiamente la chiusura positiva della battaglia sul dumping cinese avrà un effetto di rilancio sull’esportazioni del vino. Abbiamo scongiurato un aumento significativo delle barriere doganali che avrebbe sicuramente determinato una rinuncia forzata da parte dei nostri produttori all’espansione verso uno dei mercati emergenti a livello mondiale. Ci siamo impegnati come Europa allo svolgimento di una serie di attività a favore della controparte cinese che porteranno ad approfondire la conoscenza del terroir da cui provengono i nostri vini a D.O. e da ciò ne deriverà sicuramente un aumento dell’apprezzamento dei nostri prodotti d’eccellenza».

Nella foto in alto, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc