L’incremento di buyer e visitatori registrati in autunno consolidano le fiere come «punti di riferimento per il nostro tessuto industriale» sottolinea Ettore Riello

Vinitaly

Per 3 imprese industriali su 4 e per 9 Pmi su 10 rappresenta in pratica l’unico canale di promozione del proprio business sul mercato nazionale e all’estero. Il sistema fieristico italiano non è solo una grande vetrina, ma il motore più potente per generare affari e valorizzare la nostra eccellenza produttiva nel mondo. Con oltre 900 manifestazioni annuali all’attivo, di cui 196 di respiro internazionale, 22 milioni di visitatori accolti nel 2014 e quasi un miliardo di euro di fatturato, è ritenuto un settore nevralgico della nostra economia, capace di «contrastare la crisi innovando e investendo nell’internazionalizzazione». A sostenerlo è il presidente di Aefi Ettore Riello, che esprime soddisfazione per la capacità di tenuta mostrata dalle fiere in questi anni e per i segnali di crescita rilevati dalla fotografia dell’ultimo trimestre del 2014.

Ettore Riello, presidente di Veronafiere e di Aefi, associazioni esposizioni e fiere italiane
Ettore Riello, presidente di Veronafiere e di Aefi, associazioni esposizioni e fiere italiane

Quali indicatori registrano i miglioramenti più significativi?

«Per manifestazioni, espositori, superficie occupata e visitatori, l’osservatorio del quarto trimestre 2014 registra segnali di ripresa per tutti i 26 poli fieristici italiani associati Aefi coinvolti nell’indagine. In particolare si rileva un incremento del flusso di visitatori e del numero degli espositori che, con saldo positivo delle risposte del 46 per cento conferma il netto miglioramento rispetto allo +15 per cento dello stesso periodo dello scorso anno. La capacità di ripresa del settore si riflette anche sul fatturato che nel trimestre in esame registra un saldo al +12 per cento».


In un trend di crescita che riguarda espositori e superfici occupate, spicca l’incremento dei visitatori italiani, più marcato rispetto a quello dei visitatori Ue ed extra-Ue. Come va letto questo dato?

«Il saldo positivo del 31 per cento delle risposte sul flusso complessivo dei visitatori conferma la ripresa già avviata nei trimestri precedenti e in questo giocano un ruolo decisivo i visitatori italiani, il che conferma le fiere come punti di riferimento per far crescere il business delle nostre imprese. Resta comunque molto positivo anche il trend dei visitatori esteri, con un saldo in crescita del 27 per cento per gli extra europei e del 15 per cento per gli europei, dipendente anche dal tipo di manifestazioni del trimestre in esame».


Al di là delle note liete, non si possono tacere i casi di acquisizioni o partnership – quando non di chiusura - di alcuni poli fieristici minori. Quanto pesano queste “defezioni” sulla solidità della nostra rete fieristica?

«Fare sistema è la chiave per valorizzare l’intero comparto. Naturalmente le possibili dinamiche di accorpamento non sono semplici; bisognerebbe riuscire a creare condizioni favorevoli a questo tipo di processo, senza anteporre timori o interessi personali. Il nostro Paese è tra quelli che più in Europa vanta un’eterogeneità di organizzazioni fieristiche ed è un valore che va preservato. Tuttavia, in alcuni casi un processo di aggregazione potrebbe amplificare il ritorno offerto sia al mercato che al territorio».


È stato riconfermato alla presidenza di Aefi. Quali i punti salienti in cima alla sua nuova agenda di mandato?

«L’internazionalizzazione e il dialogo con le istituzioni. In un mercato domestico incentrato sulle pmi, il supporto delle fiere per approcciare i mercati stranieri è vitale e come Aefi ci adoperiamo per questo. Tra i ritocchi alla legge di stabilità approvati dal Governo rientrano anche 261 milioni per finanziare il Piano straordinario per la promozione del Made in Italy per il 2015. Grazie alla sensibilità del viceministro Calenda, 48milioni di euro sono destinati al potenziamento degli eventi fieristici. Un risultato che ci rende orgogliosi. Stiamo anche promuovendo il processo di certificazione per far comprendere agli operatori internazionali l’elevato livello delle nostre manifestazioni».


Tra queste figura senza dubbio il Vinitaly, a cui l’Italia si presenta nuovamente da prima esportatrice al mondo. Quali novità dobbiamo attenderci da questa edizione?

«Consapevole del proprio ruolo di piattaforma di servizi per l’internazionalizzazione delle imprese e della sua forte indentità b2b, quest’anno Vinitaly punta su un programma fitto di incontri e convegni e, naturalmente, su un’intensa attività di incoming per i buyer esteri, su cui abbiamo incrementato gli investimenti del 34 per cento. Grazie alla consolidata collaborazione con Ice, Mise e Mipaaf, Vinitaly2015 ospiterà buyer e delegazioni di operatori selezionati da tutto il mondo a cui dedichiamo l’intera area dell’International buyer lounge. Inoltre per preparare le aziende a cogliere il sentiment del mercato, proporremo un convegno sul cruciale tema del Ttip, Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti con gli Usa, le cui trattative potrebbero chiudersi entro l’anno».


Quali saranno gli appuntamenti di spicco del calendario veronese?

«Tra i grandi eventi di Vinitaly tornerà OperaWine, il GrandTasting del 21 marzo in collaborazione con l’autorevole rivista americana Wine Spectator e, per la prima volta, la Vinitaly international academy, dal 16 al 20 marzo, corso di certificazione per specialisti del vino italiano che rilascia, dopo un esame finale, ai 50 candidati due livelli di certificazione: Italian wine ambassador e Italian wine expert».


L’edizione 2015 del Vinitaly sarà speciale anche perché tirerà la volata all’Expo, sfida delle sfide per il sistema espositivo italiano. Quali iniziative state mettendo in campo in chiave promozionale?

«Expo è un’occasione per tutto il Paese e tutti i nostri associati sono in prima linea nella promozione dell’evento. Come Aefi, insieme a Ice Agenzia e al supporto del Mise, abbiamo messo a punto il progetto Road to Expo 2015, per supportare concretamente il sistema fieristico nel suo ruolo da protagonista nella promozione e valorizzazione del sistema industriale agroalimentare italiano. Grazie a importanti iniziative di incoming abbiamo già fatto conoscere l’industria agroalimentare italiana a centinaia di operatori stranieri e offerto la possibilità di avviare nuovi business a livello internazionale. Il progetto prevede inoltre una serie di attività all’estero nelle principali manifestazioni internazionali del settore agroalimentare».