I cancelli dell’Esposizione universale si sono chiusi.
Negli occhi restano l’Albero della vita e la fiumana di visitatori. Nella mente il messaggio di fondo. Con la Carta di Milano pronta a rinfrescarlo, qualora l’effetto Expo svanisse troppo in fretta

Nella foto in alto, Albero della vita - Padiglione Italia

I cantieri, i biglietti, le polemiche, il Cardo e il Decumano, Michelle Obama, le code per il padiglione del Giappone “che si fa prima ad anda- re a Tokio in aereo”, l’Albero della Vita: istantanee di una Milano per sei mesi caput mundi, scene da un Expo 2015 che è già storia. Una storia che nel palinsesto degli eventi e nei numeri appartiene già al passato, ma che nel messaggio di fondo veicolato in centinaia di forme e di lingue da inizio maggio a fine ottobre ci si augura di vedere coniugata al futuro. Perché “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” non resti solo lo slogan che ha accompagnato i sei mesi dell’Esposizione universale, ma diventi una missione comune a tutti i popoli, uniti nella battaglia per “salvaguardare il diritto delle generazioni future del mondo intero a vi- vere esistenze prospere e appaganti”.

LA MAGNA CARTA DEL FUTURO

È quanto si legge sulla copertina della Carta di Milano, il manifesto che esprime la grande eredità culturale di Expo 2015, dal 16 ottobre scorso nelle mani del segreta- rio generale dell’Onu Ban Ki-moon. «Questo documento – sostiene Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali - è uno degli strumenti più utili che l'Italia poteva mettere in campo per dimostrarsi leader globale della diplomazia agricola e alimentare. La Carta è un grande patto di responsabilità di tutti, cittadini, istituzioni, imprese e associazioni, per raggiungere l'obiettivo della fame zero entro il 2030 e per avere un mondo più sostenibile». Fame Zero che oltre a essere uno degli obiettivi dichiarati delle Nazioni Unite è stato anche il titolo di uno dei 26 tavoli tematici proposti durante “Expo dopo Expo”, un incontro importante andato in scena il 10 ottobre scorso per riordinare i materiali dei percorsi avviati dal 7 febbraio all’Hangar Bicocca e proiettarli sotto forma di impegni nel futuro immediato.


«ORA C’È DA COSTRUIRE IL POST-EXPO»

Dalla lotta allo spreco alimentare, alla difesa di acqua e terra, all’educazione alimentare, dal sostegno all’agricoltura fa- miliare fino alla tutela della biodiversità e delle culture enogastronomiche: queste e altre le sfide globali approfondite sui di- versi tavoli, con presentazione di relativi progetti al termine di ciascuna sessio- ne. «Quello che conta ora – sottolinea ancora Martina - è costruire il post-Expo, a partire dalle tante iniziative che sono sta- te seminate qui a Milano e che dovranno germogliare. L’obiettivo comune dopo il 31 ottobre dovrà essere quello di non far esaurire la responsabilità dell’Italia sui temi dell’alimentazione: proprio per questo già il 1 novembre il governo sarà a San Francisco per raccontare quest’esperienza».
Un’esperienza che a detta del ministro ha interpretato in una chiave nuova il con- cetto di Esposizione universale, moder- nizzandone il modello e rendendolo allo stesso tempo più vicino alla gente. «Al di là delle pubblicità e della comunicazione - osserva Martina - il vero successo di Expo sta nel suo linguaggio, nel senti- mento popolare che questo grande even- to è riuscito a generare. Il passaparola ha cambiato in meglio la storia di Expo e i numeri che faremo si dovranno soprat- tutto all’effetto che deriverà da esso».


SITO EXPO: DA FIERA A POLO DELLA SCIENZA?

L’imperativo dunque è non sprecare gli sforzi profusi costruendo nuovi itinerari virtuosi e, soprattutto, valorizzando l’esistente. Primo fra tutti l’enorme sito espositivo di Rho Fiera che dopo aver ospitato centinaia di padiglioni si prepara a un cambio d’abito e di destinazione, frutto con ogni probabilità di una collaborazione fra pubblico e privato. «Una grande città della scienza che non sia general-generica, ma focalizzata sugli interessi e le disponibilità dell’Italia» è l’avvenire che il ministro Martina prefigu- ra per l’area espositiva milanese, che dovrà diventare un hub strategico non solo per il capoluogo lombardo, ma per l’intero Paese. «Dobbiamo fare di questo sito una grande piattaforma nazionale – conclude il ministro – attraverso una di- scussione che sia all’altezza del grande successo che abbiamo ottenuto».

 

Nella foto in alto, Albero della vita - Padiglione Italia